Fondi antichi e rari

Incunaboli

Il Fondo Incunaboli della Biblioteca comprende oltre mille volumi, alcuni dei quali sono esemplari rarissimi, e risulta prevalentemente costituito da testi di argomento religioso, teologico, filosofico, giuridico, oltre che da un numero notevole di opere di letteratura classica ed edizioni di ambito scientifico. La provenienza del materiale è attribuibile in larga parte a biblioteche di enti monastici soppressi, quali il Convento di sant’Agostino, il Convento di san Domenico, il Monastero di sant’Eugenio in Siena e l’Abbazia di Monteoliveto Maggiore in Asciano e, in misura minore, a locali istituzioni culturali ormai scomparse, come l’antica “Nazione germanica” attiva presso lo Studio di Siena. Un nucleo consistente di edizioni è pervenuto alla Biblioteca in seguito a donazioni e lasciti di biblioteche private, quali i libri provenienti dalla raccolta del professore fiorentino Pietro Stromboli, donata in più riprese dal 1896 al 1925, costituita in generale da manoscritti, opere a stampa e incisioni dei secoli XV-XX.
Le edizioni senesi presenti nel Fondo sono circa venti, fra cui un esemplare dell’opera di Paolo di Castro Lectura super sexto libro Codicis, prima edizione stampata a Siena nel 1484 dalla società tipografica costituita da Enrico di Colonia e altri stampatori, tra i quali Lorenzo Canizzari. Si menzionano, inoltre, esemplari di altre opere giuridiche prodotte dal medesimo stampatore, da solo o in società con lo stesso Canizzari, negli anni 1485 e seguenti; le copie di alcune edizioni, prevalentemente opere di carattere letterario o religioso, stampate dal tipografo Enrico di Haarlem, anche in associazione con Johann Walbeck e un esemplare dell’opera Epitoma in Titum Livium di Lucius Annaeus Florus, unica edizione stampata a Siena da Sigismund Rot, probabilmente nel 1488, per la quale fu editore Enrico di Colonia.

Appartengono al fondo splendidi esemplari con miniature, il cui soggetto è costituito generalmente dagli stemmi degli antichi possessori, come per l’edizione Postilla super totam Bibliam di Nicolas de Lyre, stampata a Roma negli anni 1471-1472 dai due antesignani dell’arte tipografica in Italia, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, nei cui volumi compaiono preziose miniature raffiguranti gli emblemi del primo possessore, il vescovo ferrarese Lorenzo Roverella e dell’ordine religioso degli Olivetani. Si ricordano, inoltre, numerosi pregevoli esemplari illustrati con tecnica xilografica, primo fra tutti per bellezza ed importanza una copia della Hypnerotomachia Poliphili, stampata a Venezia da Aldo Manuzio nel 1499, e numerose opere illustrate di carattere scientifico, in particolare di argomento medico, astronomico o astrologico. Fa parte del fondo anche una copia dell’edizione della Divina Commedia commentata da Cristoforo Landino, stampata a Firenze nel 1481 da Nicolò di Lorenzo, ornata da venti incisioni realizzate da disegni del Botticelli.

Gli incunaboli sono descritti nel catalogo elettronico del Servizio bibliotecario senese (SBS01) dove si trovano anche i libri antichi a stampa dei secoli successivi.

Per la catalogazione informatizzata del Fondo è stato impiegato il software Aleph500, che supporta il formato UNIMARC.

Per la scelta e la forma delle intestazioni sono state applicate le Regole italiane di catalogazione per autori (RICA). Si sono tenute presenti, inoltre, le intestazioni adottate nel Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo (EDIT16). Per la scelta del titolo uniforme o convenzionale, il cui uso è stato esteso anche alle opere non anonime per permettere una migliore identificazione delle edizioni, è stato fatto riferimento ai titoli convenzionali impiegati nell’Indice generale degli incunaboli delle biblioteche d'Italia (IGI).

Per quanto riguarda i criteri di descrizione, si è fatto riferimento alle seguenti norme: ISBD(A). International Standard Bibliographic Description for Older Monographic Publications (Antiquarian), 2. ediz., München, Saur, 1991; Guida alla catalogazione in SBN: libro antico, Roma, ICCU, 1995; Linee guida per la descrizione antiquaria, (Toscana beni librari. Biblioteche e archivi, 12), Firenze, Edizioni Regione Toscana, 1999.

Le schede sono composte di due parti.
Nella prima compaiono i dati relativi all’edizione,
nella seconda i dati relativi all’esemplare.

Per quanto riguarda la descrizione dell’edizione, dove possibile, sono stati trascritti fedelmente incipit e occhietti contenenti l’indicazione dell’opera pubblicata, in alternativa è stato riportato anche nel campo “Titolo e indicazione di responsabilità” il titolo convenzionale. Per i dati relativi alla pubblicazione sono state sempre trascritte le note tipografiche presenti sull’edizione. In assenza i dati sono stati integrati attraverso i repertori. La descrizione fisica comprende: cartulazione (le carte o pagine non numerate sono indicate fra parentesi quadre, contando sempre anche le carte o pagine bianche), eventuali errori nella cartulazione, segnalazione di tavole fuori testo, indicazione di materiale illustrativo se presente, formato. La formula collazionale è stata riportata in nota.

Le note all’edizione ospitano informazioni aggiuntive che possono riguardare ogni aspetto della pubblicazione (ad esempio segnalazioni di marche tipografiche, descrizioni di illustrazioni, indicazioni relative alla responsabilità intellettuale o al contenuto, etc.).

Le note all’esemplare contengono tutte le informazioni utili alla descrizione della copia e della sua storia. Oltre ad una sintetica descrizione della legatura, che può includere anche l’eventuale segnalazione della rilegatura dell’opera insieme con altre, le note all’esemplare comprendono la registrazione e la trascrizione di tutti gli eventuali contrassegni di possesso presenti sui singoli pezzi (ad esempio note manoscritte di possesso, ex libris, timbri, etc.). Sono segnalate, inoltre, le vecchie collocazioni, note manoscritte di qualsiasi natura (ad esempio numeri, marginalia, semplici prove di penna, etc.) ed ogni altro tipo di particolarità che contraddistingue l’esemplare.

In uno dei campi che costituiscono il primo blocco di informazioni del record è riportata l’impronta.