Libri antichi a stampa

Libri antichi a stampa

Il nucleo costitutivo originario del fondo antico si deve al lascito di circa 3.000 opere della biblioteca privata di Sallustio Bandini che, alla fine del 1758, di fatto consentì l’istituzione della biblioteca dell’università di Siena, divenuta poi comunale in epoca napoleonica. Il patrimonio si è arricchito costantemente grazie alle acquisizioni effettuate dai bibliotecari che si sono avvicendati, in primis Giuseppe Ciaccheri il quale destinò alla pubblica utilità, oltre che la sua infaticabile attività di raccoglitore, anche la propria raccolta personale. L’incremento dei beni librari seguì poi le vie canoniche: lasciti di famiglie facoltose o donazioni di singoli eruditi a cui si aggiungono gli effetti delle tre consecutive soppressioni verificatesi in Toscana, dalla Leopoldina alla Post-unitaria. In particolare a Siena e provincia alla fine del Settecento i provvedimenti legislativi di Pietro Leopoldo colpirono, a beneficio del patrimonio della BCI, il convento di San Domenico e lo Spedale di Santa Maria della Scala. Seguirono tra il 1808 e il 1810 le soppressioni del governo napoleonico che interessarono 74 conventi nella provincia di Siena (di cui 24 entro le mura cittadine); l’allora bibliotecario Luigi De Angelis, oltre ad aver gestito spostamenti cospicui di volumi – ad esempio dai conventi di San Bernardino all’Osservanza o di Sant’Agostino – riuscì anche ad acquistare sulla pubblica piazza molto di ciò che, non valutato come materiale meritevole di essere conservato nei capoluoghi di prefettura, era stato venduto come mobilia.Nel panorama delle biblioteche toscane di ente locale, il patrimonio antico a stampa della BCI è sicuramente il più considerevole: gli oltre 1.000 incunaboli e le quasi 10.000 cinquecentine lasciano da soli intuire la vastità della documentazione anche dei secoli posteriori. 

Incunaboli 

Un cenno speciale merita il fondo delle opere stampate nel XV secolo che comprende circa 1.000 edizioni; esso risulta prevalentemente costituito da testi di argomento religioso-teologico, filosofico, giuridico, oltre che da un numero notevole di opere di letteratura classica e di ambito scientifico. La provenienza del materiale è attribuibile in larga parte a biblioteche di enti monastici secolarizzati, come i conventi di Sant’Agostino e di San Domenico, i monasteri di Sant’Eugenio e di San Benedetto in Siena; un nucleo molto consistente giunse invece dalla biblioteca dell’abbazia di Monteoliveto Maggiore in Asciano.La biblioteca conserva circa un quarto delle edizioni senesi stampate nel corso del Quattrocento, vale a dire solo una ventina: nel panorama italiano Siena non fu in effetti un centro di stampa rilevante; vi si produssero quasi esclusivamente opere di natura giuridica, destinate all’ambiente universitario ed edite da tipografi di origine tedesca, perlopiù itineranti, come Enrico di Haarlem, Johann Walbeck, Sigismund Rodt e il più noto Enrico di Colonia.
Al di là dei grandi numeri complessivi, risalta la presenza di alcuni ‘monumenti tipografici’ di importanza bibliografica e storica indiscussa: l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna e le Epistole devotissimedi santa Caterina da Siena, stampati da Aldo Manuzio il vecchio rispettivamente nel 1499 e nel 1500; alcune edizioni romane di classici realizzate da Sweynheym e Pannartz tra il 1470 e il 1472; una parte della produzione degli ‘artigiani’ che hanno avviato e reso esemplare la tipografia veneziana più ‘alta’ come Nicolas Jenson, Vindelino da Spira e Erhard Ratdolt; opere che eccezionalmente recano illustrazioni calcografiche un secolo prima che la tecnica divenisse di uso comune, come il Monte santo di Dio di Antonio Bettini, Firenze 1477 o la Commedia con commento di Cristoforo Landino, Firenze 1481.

Cinquecentine

Un richiamo altrettanto specifico merita il nucleo delle edizioni del Cinquento, il secolo dell’espansione e del perfezionamento dell’arte tipografica. L’ampiezza rilevante di questa parte del nostro patrimonio storico si deve non solo alle soppressioni conventuali – cui però si deve l’origine numericamente eccezionale per una biblioteca di ente locale – ma anche alla confisca dei beni di altri enti non ecclesiastici, ad esempio istituti d’istruzione o enti benefici come la “Nazione germanica” attiva presso lo Studio di Siena, il “Collegio Soletano”, lo Spedale di Santa Maria della Scala, per citare i maggiori. Altre vie canoniche di incremento degli stampati cinquecenteschi  sono state molte donazioni ormai storicizzate – ad esempio quelle del cavaliere Giovanni Sansedoni Guglielmi [seconda metà del XVIII secolo] o del professore fiorentino Pietro Stromboli [a cavallo tra Otto e Novecento] – fino ai lasciti novecenteschi di intere raccolte private come quelle, per citare le maggiori, di Carlo Andreini o dei marchesi Bargagli Petrucci.
Volendo porre in evidenza alcuni gruppi tematici di pregio, tra i molti possibili, è inevitabile un richiamo ai primi testimoni di ‘documentazione locale’ ossia alle opere stampate a Siena o di autori senesi, conservate in numero rilevante e oggetto negli ultimi anni anche di singoli acquisti in antiquariato. Tra queste spiccano egloghe pastorali, commedie rusticali e sonetti, risalta cioè la poesia volgare che, in generale, per la sua originaria destinazione essenzialmente popolare, si caratterizza per una rarità straordinaria. Tra gli altri nuclei notabili ci sono ad esempio numerosi trattati di architettura: una decina di edizioni di Vitruvio e alcune delle opere di Leon Battista Alberti, Pietro Cataneo e Sebastiano Serlio, che hanno contribuito ad arricchire anche la mostra e il catalogo Architetti a Siena, testimonianze della Biblioteca comunale tra XV e XVIII secolo, (Siena, 19 dicembre 2009 – 12 aprile 2010).La registrazione delle copie possedute dalla BCI inEdit16 online  è limitata ‘solo’ a 5.100 edizioni perché essa è stata ricavata dalle schede redatte fino al 2003 e confluite nell’edizione del 2005 del CD-rom: LAIT Libri Antichi in Toscana 1501-1885. Catalogo cumulato di edizioni conservate in biblioteche di ente locale e di interesse locale, Firenze, Regione Toscana; Pistoia, Biblioteca Forteguerriana, 2005. 

Valorizzazione

Fra gli interventi che mirano a un approfondimento critico e allo stesso tempo anche alla divulgazione di aspetti particolarmente fecondi connaturati al patrimonio antico della biblioteca si segnalano i cosiddetti “studi di provenienza”. Il lavoro di catalogazione è sempre stato condotto con un’attenzione speciale, e con la loro successiva registrazione, ai segni lasciati sui volumi, in particolare ai passaggi di proprietà e di uso. Il panorama delle manifestazioni del possesso, le tipologie di uso e di utente, la morfologia delle tracce di provenienza si presentano come tema ampio e diversificato che è stato oggetto, per exempla,  della mostraHic liber est (Siena, BCI, 30 maggio – 4 luglio 2009) ma che ha anche trovato una prima sistemazione ‘classificatoria’ nel testo curato dalla BCI in collaborazione con la Regione Toscana e la Provincia Autonoma di Trento, Provenienze: metodologia di rilevamento, descrizione e indicizzazione per il materiale bibliografico, 2009. Il volume è stato presentato in occasione di un’iniziativa di confronto quale “Dei segni sui libri. Seminario sugli studi di provenienza” (Siena, Palazzo Patrizi, 19 giugno 2009). 

Strumenti di accesso al fondo antico a stampa

Molto del patrimonio antico della BCI ha una descrizione informatizzata – mediante il software Aleph500 (formato UNIMARC) – nel catalogo elettronico del Servizio bibliotecario senese, che raccoglie il patrimonio delle biblioteche di Ateneo e delle principali biblioteche cittadine; nella forma di catalogo cumulato [SBS02] anche quello delle biblioteche e archivi dei comuni della provincia di Siena che aderiscono alla Rete ReDoS. E’ possibile rintracciare in SBS01: tutti gli incunaboli, la quasi totalità sia delle cinquecentine che del materiale miscellaneo antico [Miscellanee, filologiche e polemiche, filosofiche, opere teatrali, oratorie, biografiche Porri, Sapori, sacre, senesi e storiche].
La catalogazione informatica degli stampati dei secoli XVII-XIX  è tuttora in corso. Si consiglia sempre di integrare la ricerca con un controllo nei due cataloghi a schede, presenti in istituto: a. nel catalogo generale per autori a schede mobili e  b. nel catalogo Staderini a volumi esclusivamente dedicato al materiale miscellaneo.

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