I libri sul muretto: perché la Biblioteca vende, e sull’affaire Balocchi

Da sabato, 31 luglio 2010 a domenica, 08 agosto 2010

A tutto c’è un limite. Si capisce che fa più notizia, durante una calda estate, la vendita dei libri di un personaggio importante da parte di un bibliotecario scriteriato che non i problemi strutturali e economici della Biblioteca, o la verità vera su questa vicenda, che cioè quelli sono solo gli ultimi rimasugli di una collezione dieci volte più grande gestita in modo disinvolto dagli eredi. Se si voleva fare un monumento bibliografico all’onorevole Balocchi la questione andava gestita in altro modo, con noi o con altri: conservando l’integrità del fondo o scegliendo un nucleo importante e definendo a priori delle regole di uso e conservazione. Questo non è stato fatto e la responsabilità non è certo della Biblioteca.
Il putiferio è scoppiato per una svista. Un’anima bella invece di avvertirci di una nostra semplice disattenzione (un libro con dedica messo in vendita) ha creato un caso. Non era nostra intenzione vendere libri segnati dall’uso e dal possesso di lettori passati, né del prof. Balocchi né di altri. Ci dispiace che sia successo.
Ma perché la Biblioteca vende? Ci trasciniamo da decenni migliaia e migliaia di libri in scatoloni: non abbiamo le risorse per catalogarli, ma nemmeno per selezionarli e metterli a disposizione degli utenti. Molti sono doppioni o libri che non hanno più molto senso in una biblioteca moderna. Invece di lasciarli morire li mettiamo a disposizione dei nostri utenti, a prezzi molto modici. In questo modo incentiviamo la lettura e abituiamo ragazzi e meno ragazzi a comprare e, magari, a collezionare libri. Si compra un vecchio Oscar Mondadori con € 0,20, un buon romanzo per € 2,00 o 3,00; un saggio importante per poco di più. Lo fanno, con scopi economici, ma anche pedagogici, tutte le biblioteche del mondo civile. Qui desta scandalo.
Alcuni libri o opuscoli verranno anche regalati. Gli utenti, se vogliono aiutare la Biblioteca, possono portare i loro volumi dismessi per essere venduti (a vantaggio della Biblioteca) o regalati.
L’altra finalità è di liberare spazio prezioso (dobbiamo ridurre drasticamente il carico d’incendio se vogliamo l’agibilità a fine lavori di ristrutturazione). E in più abbiamo bisogno, in un momento di crisi come quello attuale, di risorse anche solo per pagare le bollette.
Lo scandalo non era tale: già la famiglia Balocchi aveva venduto una parte dei libri del professore (testimone una libraia che li aveva comprati); altro testimone mi dice che una parte dei libri stavano in una cantina aperta e i coinquilini avrebbero potuto entrarvi e servirsi. Non abbiamo mancato di rispetto all’onorevole Balocchi che era un nostro utente affezionato e che ha usato per anni, tutti i giorni, almeno una volta al giorno, la nostra Biblioteca.
Per finire: ho sulla mia scrivania una testimonianza preziosa per una nota non firmata, ma sicuramente dell’onorevole: “Il primo libro acquistato dopo la Liberazione” (Carlo Rosselli, Scritti politici e autobiografici, con prefazione di Gaetano Salvemini, Napoli, Polis, 1944). Questo opuscolo (così come altre testimonianze di questo genere) sarà catalogato e religiosamente conservato perché sono queste le memorie da rispettare.